L’Italia continua a essere uno dei Paesi europei a crescere più rapidamente nel fotovoltaico, con 6,7 GW di nuova potenza installata nel 2024 e un totale che raggiunge i 37 GW. Numeri che, letti in superficie, descrivono un settore in salute e un’accelerazione verso l’indipendenza energetica. Tuttavia, dietro a questa narrazione ottimistica, emerge una realtà molto diversa: il mercato residenziale B2C è in forte difficoltà, travolto dalla fine del Superbonus, dalla contrazione della domanda e da una competizione spietata tra migliaia di operatori.
Secondo l’analisi delle dinamiche 2023–2025, la sfida del consumatore italiano non è più decidere se installare un impianto fotovoltaico, ma capire come orientarsi in un mercato caotico, estremamente frammentato e oggi più rischioso che mai.
Il paradosso italiano: utility-scale in ascesa, famiglie in ritirata
Il quadro che emerge è quello di un mercato a due velocità. Mentre gli impianti utility-scale (oltre 1 MW) crescono del 168%, il fotovoltaico residenziale registra un vero e proprio crollo. La potenza installata nelle abitazioni scende da 2.258 MW nel 2023 a 1.789 MW nel 2024 (–21%), e le nuove connessioni si riducono da 359.772 a 274.537 (–23%).
La contrazione prosegue anche nel 2025, dove i dati confermano un ulteriore rallentamento di circa il 23%. È un segnale chiaro: l’Italia non sta vivendo un boom del fotovoltaico domestico, ma un travaso massiccio degli investimenti verso i grandi operatori, mentre le famiglie rallentano.
L’era post-Superbonus: mercato “in astinenza” dopo gli incentivi
La grande svolta negativa è arrivata con la fine del Superbonus 110% e del meccanismo di cessione del credito. Questi strumenti, definiti “dopanti” dagli operatori, avevano gonfiato il numero di imprese e di installatori entrati nel settore solo per sfruttare l’ondata di incentivi.
La loro eliminazione ha generato una combinazione esplosiva:
- calo repentino della domanda
- instabilità normativa
- difficoltà nel pianificare investimenti
- uscita dal mercato degli operatori meno solidi, ma non abbastanza rapida da ripristinare equilibrio
Nel frattempo, il consumatore si trova oggi in un contesto in cui la percezione dei prezzi è distorta e la fiducia verso gli operatori è ai minimi storici.
Un mercato sovraffollato: 95.000 imprese e un labirinto di ruoli
Con quasi 95.000 imprese attive nella filiera delle rinnovabili, l’Italia è il Paese europeo con la maggiore frammentazione nel segmento B2C. Ma il vero problema non è la quantità: è la struttura disfunzionale del mercato.
L’installazione di un impianto domestico coinvolge spesso tre soggetti separati:
- Agenzie marketing che generano e vendono contatti
- Venditori non tecnici, spesso improvvisati, che chiudono il contratto
- Installatori in subappalto, con margini ridotti e costretti a intervenire su progetti venduti da altri
Questa segmentazione crea un “buco nero” di responsabilità: quando sorgono problemi, nessuno è realmente responsabile, e il consumatore rimane senza referenti.
Le tre trappole più diffuse per i consumatori
Dal documento emerge un elenco chiaro dei rischi più comuni per chi si avvicina oggi al fotovoltaico.
Preventivi incompleti e prezzi “civetta”
Sono preventivi che omettono informazioni cruciali: marca dei componenti, stima della producibilità, pratiche incluse, opere accessorie, costi reali. La logica è semplice: offrire un prezzo basso per ottenere la firma, scaricando poi costi nascosti o riducendo la qualità.
Installazioni affrettate e non conformi
Il taglio dei margini porta molti operatori a lavorare con fretta e personale inesperto. Gli errori più gravi riguardano cablaggi non protetti, assenza di analisi strutturali del tetto e componenti di bassa qualità che compromettono rendimento e sicurezza.
Assistenza fantasma
Il rischio maggiore è l’assenza totale di post-vendita. Se l’installatore sparisce o fallisce (caso frequente), la garanzia del produttore non copre manodopera né interventi tecnici. Il cliente si ritrova a pagare per smontaggio, diagnosi e reinstallazione anche quando il componente è in garanzia.
La transizione tecnologica: TOPCon e HJT sostituiscono il PERC
Il 2025 è l’anno della rivoluzione n-type. La tecnologia PERC, dominante negli ultimi anni, diventa obsoleta, mentre le soluzioni TOPCon e HJT offrono:
- maggiore efficienza
- degrado minimo
- migliori prestazioni in condizioni reali
Un installatore affidabile oggi non propone più moduli PERC come “alta gamma”, ma spiega chiaramente il valore delle tecnologie n-type.
Accumulo e smart home: l’impianto diventa un sistema integrato
Con l’autoconsumo che può passare dal 30% al 70–80% grazie alle batterie, l’accumulo diventa una componente strategica dell’investimento, non più un optional legato agli incentivi.
La domotica completa il quadro: pompe di calore, ricarica dell’auto elettrica e gestione dei carichi entrano a far parte dell’ecosistema energetico domestico. L’installatore moderno è sempre più un consulente energetico, non solo un montatore di pannelli.
Costi e rientro dell’investimento: la verità dietro ai preventivi
Nonostante il prezzo dei pannelli sia sceso fino a 0,115 €/Wp, i preventivi chiavi in mano restano stabili. La ragione è semplice: l’hardware è la parte meno costosa del progetto. Il costo reale deriva da:
- manodopera qualificata
- progettazione
- burocrazia
- sicurezza in cantiere
- acquisizione del cliente da parte delle agenzie
Il costo medio nel 2025 per un impianto da 6 kW è:
- 8.000 – 10.000 € senza accumulo
- 14.500 – 15.800 € con batteria
I tempi di rientro:
- 5–6 anni senza accumulo
- 8–9 anni con accumulo
Investimento che continua a essere uno dei più redditizi nel lungo periodo.
Come riconoscere un installatore affidabile nel 2025
Il documento propone una checklist semplice ma fondamentale:
- abilitazione FER attiva e aggiornata
- preventivo trasparente e tecnico
- azienda operativa da almeno cinque anni
- garanzie chiare su prodotto e installazione
- approccio consulenziale, non commerciale
- componenti dichiarati con marca e modello
Nel nuovo scenario energetico italiano, la qualità dell’installatore è la vera garanzia dell’investimento, molto più della marca dei pannelli o degli incentivi disponibili.
Conclusione: un mercato difficile, ma un’opportunità per chi sa orientarsi
Il fotovoltaico in Italia non è in crisi: è in trasformazione. Il sistema degli incentivi ha creato squilibri profondi, e la fase di ripulitura del mercato è ancora in corso. Per i consumatori, questo è un periodo complesso ma allo stesso tempo strategico: chi riesce a scegliere operatori affidabili può beneficiare di tecnologie avanzate, risparmi consistenti e tempi di rientro rapidi.
Il fotovoltaico rimane uno degli investimenti più intelligenti, ma oggi più che mai richiede competenza nella scelta dell’installatore.
Fonte: Report Confronta Facile sul Mercato Fotovoltaico - Installatori Fotovoltaici: Analisi e Strategia B2C (2023–2025)”.


