Questo articolo esplora la produzione e l’evoluzione dei pannelli fotovoltaici a film sottile, evidenziandone materiali, processi, impatti ambientali e prospettive di riciclo. Offre una panoramica dettagliata su CdTe, CIGS e silicio amorfo, confrontando efficienza, sostenibilità e innovazione futura.⏱️Tempo di lettura: 7–8 minuti

Negli ultimi anni, accanto ai classici moduli in silicio, si è diffusa una tecnologia capace di unire leggerezza, versatilità e costi contenuti: i pannelli fotovoltaici a film sottile. Questi moduli si distinguono perché impiegano strati estremamente sottili di materiali semiconduttori, che consentono di ridurre il consumo di materie prime e semplificare i processi produttivi. La loro diffusione sta crescendo, ma per valutarne davvero il potenziale occorre analizzarne la produzione, l’impatto ambientale e le prospettive di riciclo e innovazione.
Come sono fatti: i materiali dei pannelli a film sottile
La produzione dei pannelli a film sottile si basa su un principio semplice: ridurre lo spessore del materiale attivo a pochi micrometri, mantenendo intatta la capacità di assorbire la luce solare e trasformarla in elettricità. Questo approccio permette di alleggerire i moduli, renderli più flessibili e adattabili a contesti dove i tradizionali pannelli rigidi in silicio risulterebbero meno pratici.
Tra le tecnologie più diffuse troviamo il silicio amorfo (a-Si), un materiale non cristallino che viene depositato con processi relativamente semplici e a basse temperature. I pannelli a-Si hanno costi contenuti e possono essere utilizzati su superfici leggere e non convenzionali, ma l’efficienza e la stabilità restano inferiori a quelle del silicio cristallino.
Un’altra tecnologia importante è quella basata su CIGS (rame, indio, gallio e selenio). I pannelli CIGS si caratterizzano per buone performance e per la possibilità di essere realizzati su supporti flessibili, ideale per applicazioni architettoniche e mobili. La criticità principale riguarda la presenza di elementi rari e costosi come indio e gallio, che ne limitano la scalabilità industriale.
Infine, i moduli in cadmio tellururo (CdTe) sono oggi tra i più consolidati sul mercato. Questi pannelli offrono un buon compromesso tra efficienza e costi di produzione, con prestazioni simili a quelle del silicio policristallino. Tuttavia, la presenza di cadmio, sostanza tossica, richiede controlli rigorosi e sistemi di smaltimento dedicati.
I pannelli a film sottile riducono l’impiego di silicio e altri materiali, adattandosi a superfici curve o mobili.
Ogni materiale ha punti di forza e criticità, ma tutti contribuiscono a rendere il fotovoltaico più accessibile e diffuso, un passo fondamentale verso una produzione energetica più sostenibile.

Se vuoi approfondire l’argomento, leggi anche il nostro articolo sui vantaggi dei pannelli fotovoltaici a film sottile.
L’impatto ambientale dei pannelli a film sottile
La sostenibilità dei pannelli fotovoltaici va valutata considerando energia usata nella produzione, durata, riciclabilità e gestione a fine vita.
I moduli a film sottile richiedono in genere meno energia per essere prodotti rispetto ai pannelli in silicio cristallino, poiché utilizzano quantità ridotte di materiale e processi meno complessi.
Questo comporta un tempo di ritorno energetico più breve: in pochi anni di funzionamento, il pannello è in grado di restituire l’energia spesa per la sua fabbricazione.
Dal punto di vista climatico, l’impatto ambientale del film sottile è generalmente inferiore, grazie a emissioni ridotte di CO₂ durante la produzione.

Tuttavia, permangono alcune criticità legate all’uso di sostanze tossiche o elementi rari, come il cadmio nei moduli CdTe o l’indio nei pannelli CIGS. Questi aspetti rendono fondamentale sviluppare filiere produttive attente e sistemi di gestione responsabile, per garantire che i benefici ambientali non vengano vanificati da rischi a lungo termine.
Smaltimento e riciclo dei moduli a film sottile
Il riciclo dei pannelli solari consente di recuperare materiali preziosi, ridurre rifiuti e supportare l’economia circolare.
Nei moduli a film sottile, la parte più facilmente recuperabile è il vetro, che costituisce circa il 90% del peso totale. Il problema riguarda invece gli strati sottili di materiale semiconduttore. Nel caso del CdTe, sono già operativi processi industriali che permettono di recuperare cadmio e tellurio, evitando la dispersione di sostanze pericolose. Per i moduli CIGS si stanno perfezionando metodi capaci di recuperare rame, indio e gallio, materiali preziosi e strategici. Anche per il silicio amorfo si lavora al riutilizzo dei metalli e dei componenti polimerici.
Progettare moduli pensati fin dall’inizio per il riciclo, con strati facilmente separabili e minori additivi, rappresenta oggi una delle sfide più importanti: in questo modo, i pannelli a film sottile potranno inserirsi pienamente nelle logiche dell’economia circolare, riducendo i rifiuti e valorizzando risorse già impiegate.

Cosa vedremo nel futuro prossimo: tra innovazioni e prospettive green
Il settore è in costante evoluzione e nuove tecnologie green nel fotovoltaico stanno facendo il loro ingresso. Le celle a perovskite, ad esempio, promettono di coniugare efficienza elevata e costi contenuti, mentre i moduli organici aprono scenari inediti per applicazioni leggere, trasparenti e persino stampabili. Parallelamente, la ricerca si concentra sul miglioramento dei processi produttivi, sulla sostituzione di materiali critici con alternative abbondanti e sulla progettazione di moduli sempre più facili da riciclare.
Parlare di produzione dei pannelli a film sottile significa tenere insieme scelte di processo, prestazioni in campo e responsabilità ambientale. CdTe, CIGS e a-Si mostrano percorsi diversi ma convergenti: ridurre energia e materiali, massimizzare l’efficienza reale, progettare per il riuso. È su questa triade — processi intelligenti, design sostenibile e riciclo efficace — che si gioca il miglioramento del film sottile come tecnologia veramente green nel fotovoltaico e la sua capacità di contribuire efficacemente alla transizione energetica.
Produzione dei pannelli a film sottile: le domande frequenti
Come vengono prodotti i pannelli a film sottile?
I pannelli fotovoltaici a film sottile vengono prodotti depositando uno o più strati sottili di materiale fotovoltaico su un substrato, che può essere vetro, plastica o metallo. Questo processo è meno dispendioso in termini di materiali ed energia rispetto alla produzione dei tradizionali pannelli in silicio cristallino. Le principali tecnologie utilizzate sono il silicio amorfo (a-Si), il tellururo di cadmio (CdTe) e il seleniuro di rame indio gallio (CIGS).
Quali sono i vantaggi dei pannelli a film sottile?
I pannelli a film sottile presentano diversi vantaggi: sono più leggeri, flessibili e hanno un migliore rendimento in condizioni di luce diffusa o ad alte temperature. Inoltre, il processo produttivo è più semplice ed economico, rendendoli una soluzione versatile e adatta all’integrazione architettonica su superfici curve o non convenzionali.
Quanto rendono i pannelli a film sottile?
L’efficienza dei pannelli a film sottile è generalmente inferiore rispetto a quella dei pannelli in silicio cristallino, con valori che si attestano tipicamente tra l’8% e il 14%. Sebbene il rendimento per metro quadro sia più basso, la loro capacità di performare meglio in condizioni di scarso irraggiamento o con temperature elevate li rende una scelta valida in specifiche condizioni ambientali.


